
| :: NARRATIVA | ||
| STAMPATELLO E CORSIVO Cesare Granati |
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Quando arriva l’estate è impossibile non fermarsi a pensare. Sembra di assaporare ancora il suo odore, provare lo stesso incredibile stupore alla vista di quel corpo nudo e perfetto, il suono della sua voce e il sorriso preso da mille canzoni. Un mese passato a sognare, volare, amare come mai prima e, forse, neanche dopo. Viene in mente anche l’anno seguente. Un anno passato a dimenticare per poi ritrovarsi e scoprire di essere così cambiati da non riuscire più a toccarsi, parlarsi o semplicemente guardarsi. Il dolore per non aver saputo vivere il momento fino in fondo, il rammarico di essere stato meno fortunato di quanto pensava. Poi mentre il sole sorge e la sigaretta smette di bruciare, ecco che ritornano in mente i ricordi più belli. Come quel film che pensava fosse il loro, o il bacio sotto la luna distesi su un prato. Giusto il tempo di una sigaretta, poi deve per forza ritornare al presente, agli studi che proseguono a rilento, a un altro amore da curare e da vivere pienamente. Tanto, ogni giorno d’estate, ogni alba in riva al mare servirà e ricordare, non c’è fretta, i ricordi non svaniranno mai. Le strade di Lisbona sono affollate e il sole irrompe tra le nuvole come un fiume nell’oceano. Con una bicicletta arrugginita ma altrettanto agile, attraversa le vie del centro cantando una vecchia canzone degli Stones. Non rifiuta un sorriso a nessuno e si ferma a salutare tutte quelle persone che, in quegli straordinari mesi portoghesi, sono state il contorno di una vita nuova e mai banale. Il banco della frutta su calle sant pere è coloratissimo. In bella vista, ci sono delle mele verdi succose e saporite solo a guardarle. Mentre si ferma ad assaggiarle, un sorriso le attraversa il volto. Un ragazzo tanto dolce non lo aveva più incontrato, nessuno più si era strappato il cuore e lo aveva lasciato tra le sue mani. Diceva di ricordargli il sapore di una mela verde, fresca e succosa. Purtroppo il tempo e il destino non li aveva favoriti. Avrebbero potuto passare momenti ancora più intensi, ma entrambi avevano scelto momenti sbagliati, diversi. Dopo aver pagato il vecchio venditore, e aver sprecato un altro sorriso, riprende a pedalare, più veloce però, come a voler abbandonare quei vecchi ricordi. Non riesce proprio a dormire. Guarda per tutta la notte quel viso così perfetto da sembrare finto. Lo guarda più intensamente che può, come a volerlo fotografare per non dimenticarlo mai. L’alba ormai illumina il cielo e qualche vecchia signora raccoglie le conchiglie sul bagnasciuga. Facendo attenzione a non svegliare il suo angelo, si alza e attraversa la spiaggia. Cammina lentamente verso il pontile e giunto alla fine si accende una sigaretta. Rivolto al mare, chiede a Dio se il suo destino fosse quello di inseguire il suo dolce amore per sempre. Se così fosse, senza dubbio, non avrebbe mai smesso di farlo. Dopo qualche minuto guarda la spiaggia. Lo sta chiamando con la mano, e lui, dopo aver fatto un tiro e aver salutato il mare, ritorna da lei. Si è appena svegliata e sembra riposata, anche se, come una bambina, si lamenta di non poter dormire ancora. La bacia sul collo e l’aiuta a raccogliere il sacco a pelo. Tornando verso casa sono felici, e prima di salutarsi si baciano a lungo, senza parlare, senza smettere mai di respirare il loro amore. Mentre lascia la bici a fiori sotto un portico, ripete a se stessa di essere forte. Deve dire basta quando è ancora in tempo. Voleva restare sola, libera da alcun legame. Ma appena rivede i suoi occhi capisce di non poter resistere. Non sa chi sarà a soffrire, sa che ora non può andare diversamente. Passano la giornata su una panchina, baciandosi, ridendo, parlando di cose senza senso. Si sente immersa nel cuore di quel ragazzo innamorato. Le sue braccia la stringono sicure, il suo respiro si fa affannato ad ogni carezza. Su quella panchina, senza spogliarsi, hanno fatto l’amore. Quando arriva la sera non ha più dubbi. Vive un sogno, vola, come la dea di un poeta d’Amore. Il giorno seguente, provano a guardare un film, inutilmente. Lei lo stringe a sé, lui si perde nei suoi seni, perfetti e palpitanti. Quando non è con lui pensa al suo corpo forte e avvolgente, alle sue dolci parole, alla possibilità che possa veramente durare. D’improvviso però, una notte, quando la mente è libera dalle catene con cui la leghiamo, la consapevolezza di andare verso la fine, attraversando il cielo, ma comunque verso la fine, diventa un terribile incubo. Piange. La pioggia cade torrenziale sull’asfalto. Non riesce nè a muoversi, nè a pensare. Qualche passante si ferma per dare una mano. Lui non risponde. Il suo angelo l’ha abbandonato. Vorrebbe poter cambiare le cose, ma ormai non è più possibile. Il portone di lei è a pochi metri. Si alza e barcollando, stordito dall’alcol e dal dolore, cammina verso quel cancello rosso rame che aveva imparato ad amare. Si distende a terra e quasi sviene, senza smettere di piangere. Qualche ora dopo un suo amico lo viene a prendere. Se lo carica a forza sulle spalle e lo fa entrare in macchina. Non piove, non ha mai piovuto, erano le sue lacrime a bagnare il cielo. Al suo risveglio ha un gran mal di testa e lo zigomo sinistro è indolenzito. Ripensa alla sera prima e, dopo qualche istante, impreca contro il cielo. Per la prima volta in due mesi lei non c’è più. Il dolore non lo abbandona neanche dopo diverse settimane. L’amore di donne focose, le droghe più seducenti non possono farlo svanire. Su quel pontile, mesi prima, Dio non gli aveva risposto. Ora capiva: il suo destino era quello di inseguire un fantasma, una donna che non era mai stata sua e che aveva sempre e solo sognato. Finalmente, dopo mesi passati a riflettere su sé stessa, si sentiva di nuovo viva. Il suo corpo, e il suo bisogno di piacere, iniziava a conoscerli sempre meglio. Voleva godere pienamente delle virtù di una vita povera di sentimenti, ma ricca di sensazioni. Ricominciava a sentirsi leggera. Rovistando tra le tante cose inutili che conservava nella sua stanza, un giorno le capitò tra le mani una vecchia edizione de “I fiori del male” di Charles Baudelaire. Una dedica scritta a matita “per non smettere mai di sognare, amare, volare. Sempre tuo A.”. Dolci ricordi le tornavano in mente. Un pezzo di carta come segna libro portava ad una fantastica poesia. “Il Gatto”: era la loro preferita. Gliela invia col cellulare. Dopo qualche secondo ritorna il messaggio con la fine della strofa. Quelle emozioni non le appartenevano più, ma ora che si sentiva pronta, voleva sentire il corpo di quel giovane innamorato dentro di lei, voleva sciogliersi nel suo ardore. Non dovette aspettare a lungo. Pochi giorni dopo, un biglietto scritto a penna su un tovagliolo le chiedeva di ritornare da lui. Non riusciva a stare fermo. Il mondo girava intorno a lui vorticosamente. Finalmente, finalmente è tornata da lui. Quando si ritrova davanti al portone rosso rame, tenta di calmarsi e suona il campanello. Gli risponde la voce di un angelo. Sale le scale lentamente, assaporando quel momento. La sua bellezza è ancora folgorante. Il suo sorriso lo illumina come un tempo. Dentro i suoi occhi, però, qualcosa è cambiato. Quando arrivano in camera sua, gli sembra diversa. La stanza, come se quel luogo non fosse più tanto unico e speciale, e lei. Lo sente sul suo corpo, in quei maledetti occhi nocciola. Anche se era tornata da lui, lei non sarebbe mai stata sua. Nonostante la sua incredibile bellezza, non era più quel sogno che aveva inseguito, quella dea irraggiungibile che aveva magicamente scelto lui. Era diventata una scopata. Lui parte piano, tutto in silenzio, e finisce troppo presto. Fumano una sigaretta. Se l’era sognato mille volte quel momento, ma certo in maniera molto diversa. Uscendo nella notte, sapeva che non sarebbe più tornato in quella casa e che comunque la donna da lui amata era rimasta su quella spiaggia. La casa su Central Park si riempie di luce come ogni giorno di primavera. Una magia quotidiana. Il suo compagno è già uscito, lei è come al solito in ritardo. Lo studio di architettura dove lavora è un luogo straordinario, si respira la novità e la voglia di costruire il futuro. Nella metro legge distrattamente un giornale ascoltando la musica. Un trafiletto nella pagina di cultura e spettacolo, annuncia che al Coventry Hotel A.B., uno scrittore italiano, presenterà il suo ultimo libro. Il nome non l’ha dimenticato, i libri li ha letti tutti, ritrovandosi di tanto in tanto tra i suoi versi e nei personaggi dei racconti. E’ passata una vita, così si sforza di non darci troppo peso e ritorna alle pagine di cronaca. La fermata della metro arriva velocemente, lascia il giornale sul sedile e si immerge in “Simpaty for the devil” cantata a squarcia gola da quel pazzo di Mick Jagger. La sua giornata ricomincia come al solito, libera da vecchi ricordi e priva di rimpianti.
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| Uscita nr. 29 del 20/01/2012 | ||